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Suona bene la tua Musica? – Gianfranco Machelli

Massimo Piantini on 22 aprile 2013 - 21:16 in Reviews-Articoli

7Autore: Gianfranco Machelli

 

Titolo: Suona bene la tua musica?

Ovvero come selezionare, scegliere, installare tutto ciò che vi serve per trasformare il vostro salotto nella Royal Albert Hall.

Se siete neofiti della riproduzione musicale in casa, continuate a leggere, siete nel posto giusto; se siete appassionati di musica o di suoni, mediamente esperti o mediamente felici di come suona il vostro “stereo”……………..

 

 

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Gianfranco Machelli

 

 

 

Autore:

Gianfranco Machelli

 

 

Suona bene la tua musica?

Ovvero come selezionare, scegliere, installare tutto ciò che vi serve per trasformare il vostro salotto nella Royal Albert Hall.

Se siete neofiti della riproduzione musicale in casa, continuate a leggere, siete nel posto giusto; se siete appassionati di musica o di suoni, mediamente esperti o mediamente felici di come suona il vostro “stereo”, queste pagine sono una buona occasione per verificare la vostra preparazione e – forse – scoprire qualcosa in più per aumentare il piacere dell’ascolto. Per sintetizzare in maniera visiva quale metodo consideriamo utile per arrivare a sfruttare al massimo le potenzialità dei componenti audio e dell’ambiente in cui questi sono installati, ecco un semplice schema che rappresenta la sequenza gerarchica da tenere bene a mente per dare alla strategia di selezione, scelta ed acquisto dei componenti audio una logica ed un risultato pratico in prestazioni pari o superiori alle vostre aspettative.

LISTA DELLE PRIORITA’ QUALITATIVE AMBIENTE ACUSTICO

SORGENTE

AMPLIFICAZIONE

DIFFUSORI ACUSTICI

 

LISTA DELLE PRIORITA’ PER LA COMPATIBILITA’ TECNICO-SONICA AMBIENTE ACUSTICO

CASSE ACUSTICHE

MPLIFICAZIONE

SORGENTE

 

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Ambiente & Casse Acustiche

Errore comunissimo e frequente è quello di mettere le casse giuste nell’ambiente sbagliato (o viceversa…), cosa che porta poi a prendersela con le casse, di solito più innocenti di un chierichetto novizio. Nei miei tanti anni di militanza audiofila ho visto tante, troppe volte tenere casse di grande volumetria, con numerosi altoparlanti e woofer di grande diametro, in sale (eufemismo) poco più grandi di un ascensore o di un armadio a muro. Certo, per taluni grande è bello, forse, ma di sicuro – in questo caso – non è sinonimo di buono. Vivere l’impatto fisico ed emozionale del live concert è una sensazione fortemente coinvolgente, ma deve tenere conto dei principi della Fisica e dell’Elettroacustica. E del buonsenso, più semplicemente. Gli appassionati di modellismo ferroviario, amano la fedeltà dei particolari, ne sono fanatici e rigorosi nell’esigerne il rispetto, ma lo fanno sapendo che questo potrà avvenire solo in scala… Nessuno di loro – credo – abbia mai pensato di mettersi in salotto una locomotiva o riprodurne il rumore in marcia con tanto di sibilo di vapore. Lo stesso vale per la riproduzione musicale.

 

2

 

Non solo per le grandi orchestre o con l’hard-rock, ma anche solo con unico strumento acustico! Avete mai sentito – dal vero – cosa può tirar fuori una tromba, un violino, una fisarmonica, un pianoforte? Avete idea di quanta energia tira fuori quell’oggetto? Esclusa l’armonica a bocca ed il flauto da esercitazione scolastica, tutti gli altri strumenti sono difficilissimi da “clonare” in forma domestica. Semmai, addomesticata, ma sicuramente molto, molto, molto convincente e soddisfacente. I nostri salotti sono mediamente compresi tra i 18 ed i 25 metri quadri. Altre ancora più contenute, entro i 15. Non potendo disporre di un ambiente dedicato (la classica cantina reinventata music-club), siamo “costretti” ad adattarci a questi ambienti, ma sapendo come & dove mettere le mani possiamo attenuare quanto più possibile le conseguenze del compromesso e vivere felici con i nostri dischi (o files…). Considerati i succitati metri quadri, è possibile affermare, con varianti ben circoscritte per qualità e dimensioni, che un diffusore da piedistallo – o torre da pavimento di non esuberante litraggio – possono soddisfare la pressochè totale richiesta di diffusione acustica. Così operando, oltre a risparmiare soldi e spazio, si può ottenere una resa acustica altamente gratificante per musicalità ed capacità analitiche, limitando al contempo il rischio di rimbombi fastidiosi che vadano a sporcare tutto il resto dell’emissione.

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Come regola generale, diciamo che speakers da stand di riconosciuta qualità (per credito del marchio o recensioni favorevoli in web), se ben installati ed alimentati, possono ritenersi efficaci fino a circa 25 metri quadri, con un ascolto contenuto entro i 3.5 metri di distanza. Oltre può essere più valido considerare modelli da pavimento, che possono essere delle snelle torrette a due vie, con molti punti in comune con la resa degli speaker da stand per percezione del soundstage, fino a monoliti multivia, di litraggio importante e conseguente risposta in frequenza. Decisivo – però – è il numero di vie e la superficie radiante delle basse frequenze. Il multivia (più altoparlanti) è più complesso da alimentarsi (ovvero amplificatori di grande qualità e potenza, per forza costosi) e deve essere installato con particolare cura (distanza obbligata dalle pareti e dal punto di ascolto). Per questo, dopo aver preso le misure alla futura sala d’ascolto, studiate le misure ideali delle casse che andranno ad abitarla.

 

L’Amplificazione

Adocchiate le casse, indaghiamo sulle loro caratteristiche tecniche. Un mondo ideale vedrebbe la figura del rivenditore audio, competente e indirizzato a vendere ciò che serve effettivamente al cliente ancor prima di quel che serve a lui stesso, ma il mondo ideale esiste solo per gli… idealisti.

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Dobbiamo ricerca il valore dell’impedenza, possibilmente quello cosiddetto “minimo”, più importante di quello nominale. Alcune ditte, tecnicamente tra le più serie, danno anche questo valore, associato spesso alla frequenza in cui viene raggiunto. Ciò consente di sapere quale potrebbe essere la situazione elettricamente più critica che può trovarsi di fronte l’amplificazione.

Per tagliare la testa al toro, personalmente, consiglio sempre di optare per amplificazioni “universali”, ovvero in grado di sopportare senza troppo travaglio l’onere di un carico elettrico ostico o avverso. Queste non sono nemmeno le più costose, né rare. Sono semplicemente “buone”, pensate e costruite da decenni da aziende che hanno fatto del rapporto qualità/prezzo il loro cavallo di battaglia. Questo dato si evince dai tecnici dichiarati dai costruttori di ampli, dove alla voce “POTENZA” dovete far caso a come questa viene denunciata. Passando dal valore di 8 ohm a quello di 4 ohm e talvolta a quello di 2 ohm, la potenza dovrebbe (virtualmente) raddoppiare. Basterà che questa sia sempre superiore perlomeno di un terzo al valore superiore per considerare positivamente quel dato. Altra cosa, è importante che questi dati siano relativi ad una risposta in frequenza da 20 a 20.000 hertz, con entrambi i canali pilotati e con una distorsione non superiore allo 05%, il tutto in regime continuo.

Insomma, se trovate un ampli che vi dice di possedere 100 watt su 4 ohm a 1000Hz con il 10% di distorsione in regime dinamico, se confrontato alla modalità dei dati citati in precedenza, è molto probabile che la vera potenza spendibile su 8 ohm, da 20Hz-20kHz, con lo 005% di THD in regime continuo sia (forse) della metà, cioè 50 watt! Occhio quindi a leggere i dati. Pochi o tanti watt? Buoni watt! In base a quanto appena descritto, molti amplificazioni di wattaggio compreso tra i 35-50 watt, grazie ad una ben dimensionata sezione di alimentazione ed una di potenza altrettanti generosa, possono in regime dinamico generare potenza dell’ordine di 100 watt ed oltre. Pertanto, cercate un amplificatore che elettricamente e tonalmente (cosa più difficile da individuare) ben si attagli alla cassa da voi selezionata in precedenza. Valvole o transistors? Ci sarebbe molto da dire, ma prendiamola così: se siete neofiti, andiao sul transistor, ce ne sono di più che buoni a partire da poco più di 300 euro. Se vi considerati più navigati, pensate pure ad una soluzione a tubi sottovuoto, ma dovreste sapere che un buon ampli a valvole non può essere (troppo) economico, anche se la Cina aiuta.

 

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La Sorgente

Nel panorama delle sorgenti digitali, la scelta della tipologia più adatta alle proprie esigenze è la meno critica rispetto a quelle degli altri componenti il sistema. La tecnologia che è alla base della decodifica del CD è al suo meglio dalla nascita del formato, ed anche modelli (quasi) entry-level forniscono prestazioni altamente godibili. Va da sé che per ottenere qualcosa di tangibilmente migliore si deve spendere sensibilmente di più rispetto ai 400-500 euro richiesti per prodotti di grande convenienza a fronte di prestazioni altamente dignitose e senza pecche intollerabili. Un modo alternativo ed intelligente per salire di livello prestazionale contenendo i costi è quello di affiancare una buona unità di conversione D/A alla macchina che si possiede. Se si pensa di cambiare amplificazione poi, si possono prendere i classici duepiccioni con una fava scegliendo un amplificatore integrato con a bordo la scheda di conversione D/A. Spesso questi ampli, in sempre maggiore diffusione, qualità e contenimento dei costo, offrono un’ampia panoramica di ingressi/uscite audio digitali ed analogici ed utilizzano processori di elevate prestazioni.

 

Ascoltare l’orchestra.

Per giudicare e quindi scegliere un componente audio sulla base delle sue doti sonore, dopo aver valutato quanto illustrato nei paragrafi precedenti, è indispensabile recarsi presso un negozio genuinamente specializzato e con esperienza alle spalle. Dopo aver preso un appuntamento con il personale nel negozio, e sperando che il vostro “virgilio” audiofilo sia seriamente e onestamente competente (forse è più facile un terno al lotto?), ponetevi all’ascolto dell’impianto nel suo complesso, possibilmente con dischi ben conosciuti. Non abbiate la pretesa di ascoltare “solo” il componente a cui siete interessato. Ciò che ascoltate è la somma sinergica di tutto ciò che concorre a produrre quel suono. Chiedete magari di sostituire solo il componenti oggetto delle vostre mire e vedere l’effetto che fa…

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Comunque, non pretendete di giudicare già dopo cinque-sei minuti di ascolto! Si deve tenere bene a mente che quando si va ad ascoltare un dato, singolo componente audio, sarà difficile cogliere quella singola personalità sfrondata dal contributo sonoro che danno gli altri apparacchi collegati. In più, c’è sala d’ascolto, la qualità della registrazione che state ascoltando. Insomma, è difficile stilare una classifica di merito totalmente attendibile. Va ridotta, quanto più possibile, l’area di errore, riducendo le varianti sconosciute. Bello sarebbe poter portare in casa il componente interessato e provarlo con l’impianto preesistente, nel proprio ambiente, i propri dischi. Non darebbe forse la certezza assoluta (che si deve comunque “cuocere” qualche giorno collegato a rete per liberare appieno le proprie potenzialità), ma non sempre ciò è possibile. In negozio si arriva a capirne la sostanza fisica, che non è poco, e qualcosa per quel che riguarda il profilo sonoro, ma è già molto rispetto ad un acquisto via internet…

 

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Il Mercato

Nel mondo dell’Immagine, dell’apparire prima ancora di essere, attributi come “eccellenza”, “super” o “high” sono dispensati a piene mani, come fosse becchime per piccioni o per polli, con il risvolto non banale che spesso e poco volentieri, i “polli” siamo noi, credendo di acquistare prodotti di categoria superiore rispetto a quelli di considerati “massa”.

Anche nell’Audio Hi-Fi dilagano questi termini, seppur adattati al lessico del settore. I prodotti di (presunta) superiore qualità vengono promossi con l’etichetta di “audiophile”o “high-end”,, laddove il primo termine sarebbe più calzante per stabilire la destinazione d’uso di un preciso apparecchio, come “high-end” (fuoriclasse…) sta a stabilire una categoria di prestazioni, raggiunta o ambita, prima ancora che una modalità costruttiva. Comunque, sia “HiFi”, sia “Eccellenza”, appaiono termini un po’ consunti dai tempi tecnologici, rese fuorvianti e inadeguati per classificare ed identificare una classe prestazionale di un prodotto odierno.

Il settore dell’audio hifi è commercialmente reperibile attingendo preminentemente in tre filoni: il life-style,   il real-world audio,   il computer-audio.

Il life-style, come suggerisce il termine, contempla quella categoria di apparecchi nati con una forte connotazione estetica che ne impone la destinazione d’uso, la funzionalità, talvolta le prestazioni, molto più spesso il prezzo. Fan parte di questa linea di prodotti, i coordinati mini, midi, gli “all-on-one” dedicati all’iPod o allo streaming audio.

Il real-world-audio può essere per molti versi il filone più interessante. E’ sostanzialmente l’HiFi prodotta dalla grande industria storicamente specializzata (marchi giapponesi in primis), la quale, grazie alla sia “tecnologia globalizzata”, sia all’esperienza acquisita in trenta-quarant’anni di agonismo commerciale, sa ormai proporre – a prezzi assolutamente umani – apparecchi di grande qualità, prossima ormai a quelli di produzione occidentale “audiophile grade” (quanto poi…), dal costo spesso doppio o oltre. Sapendo scegliere, o facendo un mix con qualche pezzo di classe superiore (high-end), si possono realizzare sistemi di grande pregio musicale e sonico, tecnicamente affidabili e di buona longevità di catalogo.

I termini succitati, quali audiophile e/o high-end possono essere associati a qualsiasi prodotto appartenente a qualsiasi categoria commerciale purché ne manifesti chiaramente le caratteristiche. La categoria, o meglio, la definizione “high-end”, un po’ abusata a dire il vero, sta ad indicare un prodotto il cui progetto e costruzione tendono al raggiungimento dell’eccellenza nella performance come valore primario, prima e oltre qualsiasi altro valore. Ciò appare soprattutto una sfida tecnica e tecnologica (dettata soprattutto dal marketing) su un obiettivo immaginifico ed infinito della riproduzione del suono registrato.

 

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