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Simon Yorke – L’artista analogico

Massimo Piantini on 3 marzo 2013 - 17:33 in Reviews-Articoli, Analog Sources

Foto 4

Autore: Bruno Fazzini

Titolo: Simon Yorke, l’artista analogico

 Questo costruttore inglese ha realizzato giradischi hi-end che sono stati scelti dalla National Audio Conservation Center (USA) per preservare l’eredità culturale musicale americana registrata su vinile. Le sue collaborazioni con Kondo-San, della Audio Note JP, danno la misura del livello di professionalità dei suoi prodotti.

 

 

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Simon Yorke, l’artista analogico

Questo costruttore inglese ha realizzato giradischi hi-end che sono stati scelti dalla National Audio Conservation Center (USA) per preservare l’eredità culturale musicale americana registrata su vinile. Le sue collaborazioni con Kondo-San, della Audio Note JP, danno la misura del livello di professionalità dei suoi prodotti.

Simon Yorke

Foto Apertura – Simon Yorke

 

L’importanza della memoria culturale

La foto che ho scelto di proporre in apertura ritrae Simon Yorke mentre installa una delle 13 unità (fino allo scorso anno erano 5) del suo Sistema Analogico S7 Professional Archive Turntable presso la “National Audio Visual Conservation Center” (USA).

Foto 1

Foto 1-La National Audio Visual Conservation Center

 

L’importanza di preservare la storia della creatività artistica per le generazioni future è di vitale importanza nella filosofia di Simon Yorke. In quest’ottica non è ritenuta sufficiente una mera ed economica riproduzione di una registrazione originale, è necessario riuscire a trasmettere l’anima di un brano, comprensiva dell’intento dell’artista perché si possa tutelare, di generazione in generazione, una solida eredità culturale.

La maggioranza delle incisioni audio prodotte tra la fine dell’ ‘800 e la metà del ‘900 hanno impiegato, come supporto fisico, dei dischi analogici. Per carpirne lo spirito, Simon Yorke si è proposto di realizzare sistemi di trascrizione di precisione che detenessero i livelli più elevati possibili di fedeltà, riproducibilità e integrità. Tale apparecchio è concepito, trovo interessante ricordarlo, come l’unione di due livelli separati: uno oggettivo ed uno soggettivo. L’oggettivo consta della testina che converte il movimento meccanico in segnale elettrico, del braccio e della piattaforma rotante su cui viene alloggiato il disco. Il soggettivo, invece, concepisce il giradischi come uno strumento in grado di stimolare una risposta emotiva. L’unione sinergica di questi due piani crea un mondo subliminale tra ragione e sentimento evocativo, che è lo scopo ultimo del nostro progettista. “La mediocrità è il nostro più grande peccato, rende piccoli noi stessi, il nostro successo e scredita la nostra intelligenza e le nostre aspirazioni più grandi”, dichiara Simon Yorke, il cui unico desiderio è produrre soltanto il meglio di cui è capace. Egli aspira a qualcosa che va oltre l’eccellenza, e crede che la ricerca di esperienze significative sia la vera essenza dell’uomo. Non si tratta quindi di creare semplici prodotti, ma apparecchi sempre più capaci di aiutare la gente a vivere al meglio le loro emozioni.

Aver fornito i suoi sistemi di lettura alla Sound Division della National Audio Conservation per trascrivere e archiviare la vasta collezione di 78 giri e altre opere uniche dell’era analogica, ha portato al costruttore inglese un grande prestigio, specialmente se si considerano i nomi degli altri competitori presenti in America che miravano allo stesso obiettivo. Tale risultato è stato raggiunto non solo ad opera dell’alto livello dei risultati sonici delle sue macchine, ma anche dalla sua modalità filosofica di approccio al mondo della riproduzione.

Foto 2

Foto 2 – L’archivio della National Audio Conservation

 

Gli esordi

Tornando a Simon Yorke è utile ricordare i suoi inizi di carriera quando, a metà degli anni ottanta, non riuscendo economicamente ad acquistare un giradischi Linn Sondek, all’epoca ritenuto l’oggetto del desiderio, fu stimolato a costruirne uno che fosse addirittura migliore di quello realizzato dal famoso progettista scozzese. Tiefenbrun, considerato allora un vero guru, ha fatto per i giradischi quello che Mark Levinson ha fatto per le amplificazioni: segnare un punto di riferimento.

A proposito, Mark Levinson si sa, non è un grande amante dell’analogico, nonostante questo ha instaurato, da anni, una forte collaborazione con Simon Yorke vendendo i suoi sistemi analogici ai clienti Cello che gli richiedono un giradischi.

Simon benché non sapesse nulla sulla costruzione di questi apparecchi, imparò dai suoi errori, cercando di superare i confini di quanto gli apparisse possibile, concedendosi tutto il tempo necessario per apprendere: non passò un periodo troppo lungo che i suoi amici iniziarono a chiedergli di costruire giradischi per loro.

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FOTO 3 – Un giradischi Simon Yorke Designcon bracci di tipo tradizionale.

 

La filosofia costruttiva

I giradischi di Simon Yorke sono unici e tendono all’eccellenza dei risultati. Per ottenerli egli non si adatta al mercato globale, ma cerca, invece, di adattare il mercato ai suoi prodotti. Questo è possibile solo con una forte competenza, una intelligente capacità progettuale, una grande abilità tecnica, una scelta maniacale dei materiali, una cura incredibile dei suoi oggetti e, anche, con un pizzico di irragionevolezza per essere così in controtendenza rispetto alle regole.

La Simon Yorke Design, come detto, pensa al “record player” come ad un sistema in equilibrio fra tre parti: giradischi, braccio e testina. Questi tre pezzi devono, secondo il progettista, interagire fra loro in un bilanciamento perfetto dei loro punti di forza e dei punti deboli, creando un suono musicale.

Nella sua ottica, dopo il sistema analogico, il componente reputato più importante per determinare il successo di una catena è tutto il “front end”, poichè ogni informazione persa all’uscita del singolo componente non potrà mai più essere recuperata. Ogni sistema è la somma delle parti unite fra loro da un debole anello di connessione. Ma è la stanza d’ascolto che alla fine determina il suono, perciò dovrebbe essere il primo approdo nel prendere decisioni sulle apparecchiature da scegliere. A seguire, i diffusori adeguati a pilotare il nostro ambiente d’ascolto, e infine l’amplificazione appropriata ai diffusori scelti.

Per il suo giradischi più importante, l’S7, nacque, diversi anni fa, un connubio con Mr. Kondo della Audio Note Japan che fornì la testina O-j (0,15 mV di tensione d’uscita, impedenza di 1 ohm e taglio dello stilo ellittico) a completamento del prestigioso sistema di lettura analogico. Kondo-san è stato universalmente riconosciuto come uno dei progettisti più prestigiosi nel mondo dell’audio e ha collaborato con Simon Yorke fornendo, per completare una catena d’ascolto di riferimento, il pre phono model 4712 Phonocube, le amplificazioni valvolari Neiro e i diffusori Audio Note Ruthy.

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FOTO 4 – Particolare del braccio tangenziale Simon Yorke.

 

I giradischi della serie 7.

Il giradischi S7 è stato progettato come una unità di lettura professionale, allo stato dell’arte in termini di prestazioni musicali, semplice ed elegante nelle sue forme, facile da utilizzare, assemblato con un numero relativamente basso di componenti ad alta precisione. Il sistema S7 è destinato sia ad utenti professionali che agli audiofili. Il giradischi viene fornito con un tappetino in grafite pura, ma si possono avere tappetini in altri materiali per ottenere altre impedenze acustiche. L’apparecchio viene corredato dal suo clamp. Il telaio di supporto del giradischi è costituito da un disco massiccio in acciaio temperato all’interno del quale è fissato il cuscinetto del piatto e sul quale è fermata la basetta di sostegno del braccio. Per quanto riguarda Il motore, è in corrente alternata ed il sistema di controllo della velocità, meccanico, è in grado di fornire diverse velocità rpm: 33,3 – 45 e 78. La rotazione del piatto avviene per mezzo di una cinghia di buona cedevolezza, e tra il motore e il piatto esiste il cambio di velocità che fornisce a quest’ultimo rotazioni molto precise. Le basette di supporto possono essere fornite predisposte per il montaggio dei bracci più noti esistenti sul mercato e sono facilmente intercambiabili. Sono anche disponibili basette adatte per alloggiare il braccio da 12 pollici e per il supporto di più bracci funzionanti simultaneamente. Il braccio S7 è il perfetto complemento del giradischi S7; sono fatti l’uno per l’altro. Il meccanismo unipivot, mentre rende possibili movimenti in libertà, sia laterali sia verticali, aumenta la riluttanza del braccio a seguire le ondulazioni della superficie del disco. Esiste una versione del braccio a 12 pollici, più lunga. Questa versione del braccio maggiorato, ad eccezione delle misure di lunghezza e massa, è uguale al fratello minore di 9 pollici; quello più lungo è in grado di riprodurre dischi di diametro fino a 20 pollici, mentre il braccio versione 9 pollici è in grado di riprodurre dischi di diametro fino a 14 pollici.

Infine, per l’S7 non è disponibile l’Archiving System per l’Audiofilo. Il costruttore spiega, infatti, che non esiste nessun vantaggio (sonico) ottenibile da quella particolare versione di S7. L’Archival Turntable impiega un complesso sistema di motore a controllo digitale che è un’assoluta necessità all’interno di un archival laboratory, ma non possiede alcun utilizzo in una situazione domestica. Questo sistema è basato sullo chassis dell’S10 e sul braccio dell’S7 per generare un’unità di controllo del movimento più versatile oltre alla capacità di gestire dischi di formato più grande. Pensando questa macchina esclusivamente per la National Sound Archives, Simon Yorke si è messo effettivamente alle loro dipendenze dando il suo contributo personale alla riesumazione delle registrazioni storiche.

Il modello che Yorke ha costruito per la Biblioteca è frutto di un progetto specifico con delle varianti rispetto al modello standard, (l’S7 disc transcription system), le differenze sostanziali sono: la dotazione di un piatto da 16” con possibilità di rotazione bidirezionale, un braccio da 12”, la possibilità di controllare la velocità di rotazione in maniera infinitesimale con valori a partire da un decimo. Le caratteristiche uniche di questo sistema hanno ampiamente superato le già alte aspettative degli archivisti e dei bibliotecari dalla Biblioteca del Congresso.
A completamento del breve ritratto tracciato, trovo interessante far notare che il sito web della Simon Yorke Design è stato rivisitato ed è stato ridotto il contenuto della sezione dedicata alla filosofia. Il progettista desidera continuare a fare filosofia e spera di poterla diffondere on-line; tuttavia, dal momento che la materia trattata non sarà solo audio, i suoi saggi verranno pubblicati esclusivamente sul suo sito personale, www.simonyorke.com. Quest’ultimo ospita quadri, sculture e, soprattutto, un lapidario ed efficace messaggio che sintetizza la filosofia di vita di questo poliedrico personaggio: “Faccio arte perché sembra l’unica via pratica per evitare di impazzire”.

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FOTO 5 – Un quadro di Simon Yorke che consente ampie interpretazioni. A me ricorda, tanto per rimanere in tema, il ciclico movimento circolare di un giradischi.

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Note: Bruno Fazzini dal 1994 è stato recensore per la rivista Fedeltà del Suono, rivestendo dal 2006 il ruolo di Coordinatore di Redazione. Contestualmente a questo incarico ha gestito la sala prove della stessa rivista, preparando e pre-testando ogni apparecchio sottoposto a recensione.
Negli ultimi dieci anni ha composto impianti Hi Fi importanti a privati e ad aziende in diverse regioni d’italia, sia utilizzando la tecnologia valvolare che quella a stato solido, adottando sia sistemi ad alta efficienza che ad alta definizione, con particolare attenzione alle problematiche relative all’acustica ambientale
Attualmente è il patron di Sophos Hi End, rinomato negozio specialista di Hi.End. Profondo conoscitore dell’Alta Fedeltà, con un approccio umanistico e tecnico al “Mondo Audio”. Ha presentato il primo sull’Hi Fi scritto in Italia: Hi Fi forever.

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