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Le regole dell’HiFi – Prima puntata – Egidio Mancianti

Massimo Piantini on 8 maggio 2013 - 00:40 in Reviews-Articoli

Foto 2Autore: Egidio Mancianti

 

Titolo: Le regole dell’Hi Fi – Prima puntata

Anche il settore della riproduzione domestica e dell’audio di qualità ha cercato di dotarsi nel tempo di regole, chiare e precise nelle intenzioni, non sempre all’altezza delle aspettative e delle necessità nei fatti……..

Ad esempio, anche il termine Hi Fi era sottoposto a norme, essendo  riservato a quegli apparecchi di riproduzione in grado di superare le famigerate norme DIN 45500 (Deutsches Institut Fur Normung) che negli anni 70 hanno, di fatto, rappresentato i limiti al di sotto dei quali non si poteva parlare, norme alla mano, di Hi Fi…….

 

 

vintage review logo bianco con frase

Le regole dell’HiFi

Prima puntata

 

foto Egidio mod

 

 

Autore:

Egidio Mancianti

 

 

 

Foto Apertura

 

Le regole dell’ HiFi – Prima puntata . In questa prima puntata su “Le regole dell’Hi Fi” viene fatto il punto sulle dettami che, storicamente, venivano presi in considerazione per la formazione e il posizionamento del sistema Hi.Fi. . Ma è tutto così scontato?

Le regole dell’ HiFi . Invocate da molti, eluse da troppi, le regole rappresentano il sale del vivere civile, da quelle del codice della strada, fino alle norme di compilazione del 740. Anche il settore della riproduzione domestica e dell’audio di qualità ha cercato di dotarsi nel tempo di regole, chiare e precise nelle intenzioni, non sempre all’altezza delle aspettative e delle necessità nei fatti. Questo è avvenuto sia sul fronte della tecnica e delle metodiche di misura, che su quello dei criteri di scelta e di composizione dell’impianto.  Ad esempio, anche il termine Hi Fi era sottoposto a norme, essendo  riservato a quegli apparecchi di riproduzione in grado di superare le famigerate norme DIN 45500 (Deutsches Institut Fur Normung) che negli anni 70 hanno, di fatto, rappresentato i limiti al di sotto dei quali non si poteva parlare, norme alla mano, di Hi Fi.

Sul piano che più interessa gli appassionati e cioè l’esistenza di criteri e di regole da seguire nella scelta dei componenti le cose erano, stiamo parlando sempre degli anni ’70, decisamente più sfumate e seppure non si possa parlare di comandamenti veri e propri, esistevano comunque una serie di raccomandazioni di provenienza varia e non certificata, che per un certo periodo di anni hanno rappresentato un vero e proprio decalogo di comportamento.

 

Foto 1

FOTO 1 Le regole possono indifferentemente rappresentare divieti, od offrire indicazioni di comportamento per evitare errori.

 

Erano regole affidabili?  La risposta a questa domanda è molto complessa, anche se con il metro attuale dovremmo certamente rispondere in maniera negativa, ma dal momento che il livello di soddisfazione di ciascuno di noi è in gran parte legato al livello di consapevolezza della complessità dei problemi che siamo chiamati a superare, possiamo dire che quell’insieme di raccomandazioni, mezze verità e luoghi comuni, che guidavano l’appassionato nella scelta del proprio impianto, hanno rappresentato sicuramente l’unico strumento che potesse indirizzarlo (a volte soltanto a prendere le decisioni sbagliate) in quello che era a quei tempi il mondo dell’Hi Fi.

Oggi, con le tasche piene del senno di poi, è facile dire che era tutto sbagliato (e forse lo era veramente), ma può risultare utile, almeno questa è la mia speranza, per coloro che non hanno ancora le idee molto chiare, rileggere l’evoluzione del pensiero positivo in tema di scelte e di abbinamenti.

Il tempo, come si sa, cambia molte cose e di quelle raccomandazioni nulla resta al giorno d’oggi se non tanta tenerezza ed un po’ di compassione verso tanta ingenuità nei cuori dei meno giovani. Ma visto il grande successo del Vintage (vengono spacciati come Vintage ferrivecchi di nessun valore) perché non considerare anche questi orpelli allo stesso modo e rivisitarli col senno di poi in chiave critica fino ad arrivare, meno faticosamente di quanto non sia avvenuto in realtà, a raccomandazioni più attuali, affidabili ed argomentate in tema di scelte, insomma a vere e proprie regole comportamentali?

 

Foto 2

FOTO 2 Tipica elettronica vintage; si tratta del Marantz 1060

 

Per una circostanza che probabilmente sarà più chiara nel seguito queste “regole” non hanno coinvolto in maniera uniforme tutti i componenti della catena, ma si sono addensate in maniera particolare sui diffusori e dintorni, considerati in modo più o meno esplicito il componente centrale dell’impianto. Sui rimanenti elementi pochi e generici consigli, anche in questi casi spesso non pertinenti ed   imprecisi.

Per una maggiore leggibilità di queste note si è pensato di dividere i tutto in una serie di capitoli che corrispondono ad altrettanti passaggi logici nella scelta dell’impianto, all’interno dei quali sono state analizzate in maniera critica alla luce delle attuali conoscenze una serie di raccomandazioni che circolavano appunto negli anni ’70 (laddove esistevano), momento del grande passaggio dall’Hi Fi elitaria a quella di massa.

 

Le condizioni di partenza

In genere dovendo pensare all’acquisto di un impianto si comincia col considerare due aspetti apparentemente non collegati, affrontandone alternativamente l’uno o l’altro, oppure entrambi contemporaneamente: il budget a disposizione e le caratteristiche dell’ambiente d’ascolto.

Foto 3

FOTO 3 Il budget a disposizione è uno dei vincoli meno eludibili che l’acquirente si trova di fronte.

 

Il primo fissa la categoria merceologica dell’impianto  ed a grandissime linee determina (non sempre) il livello qualitativo teorico del risultato finale, il secondo determina le caratteristiche acustiche del  diffusore, le dimensioni, la sua posizione nell’ambiente e conseguentemente i limiti del livello sonoro e dell’estensione verso il basso nell’emissione del sistema, insomma le prestazioni reali del sistema. Si tornerà più avanti su questi concetti, ma dovrebbe risultare chiaro che in un ambiente di piccole dimensioni, diciamo entro i 20-25mq, difficilmente si potranno pretendere pressioni sonore molto elevate (sarebbe tra l’altro controproducente), né risposte sulle basse molto pronunciate (vedi sopra). Sono queste limitazioni oggettive che di fatto determinano la categoria di prestazioni sonore del diffusore (si badi non quelle qualitative) ed ogni eventuale tentativo di forzatura in un senso o nell’altro produce spesso un inevitabile scadimento della qualità risultante.

Anche in passato queste condizioni al contorno sono state oggetto di attenzione nella formulazione dei criteri e delle linee guida per la scelta dei componenti dell’impianto, anche se da un punto di vista diverso da quello attuale.

Vediamo in che modo venivano enunciate.

 

 Foto 4

FOTO 4 Le caratteristiche dell’ambiente d’ascolto, geometriche ed acustica rappresentano l’altro paletto che limita l’azione.

 

Regola n°1, ovvero le caratteristiche dell’ambiente ideale.

L’ambiente ideale ha una superficie non inferiore ai 25mq, lati di dimensioni diverse, non multiple tra loro, soffitto non inferiore ai 2,7m e mediamente assorbente.

Iniziamo col dire che l’ambiente ideale-inteso come pura entità geometrica che non partecipa e non altera la distribuzione del campo sonoro- non esiste, è solo una astrazione utile ad evidenziare il fatto che l’ambiente condiziona pesantemente il risultato finale e che le molteplici alternative ipoteticamente presenti in un contesto domestico ce n’è una che sicuramente rappresenta un onorevole compromesso. Le indicazioni contenute nella regola n°1 mirano a questo e nella loro genericità prefigurano come ambiente “ideale” quello che grosso modo corrisponde al soggiorno dei nostri appartamenti. Indicazioni comunque non sbagliate, seppure lacunose, in quanto lasciavano irrisolti una serie di nodi assolutamente non secondari, come quello della definizione di un congruo livello d’ascolto e della determinazione della idonea tipologia di diffusori. Qui non stiamo parlando di qualità sonora, anche se in qualche modo un legame esiste, ma di una sorta di “compatibilità” acustica tra modalità di emissione del diffusore e caratteristiche dell’ambiente che lo ospita. Ci sono due passaggi logici da considerare:

 

 

Foto 5

FOTO 5 Una sorgente posta in un ambiente chiuso, tale è un diffusore, ha un limite superiore nell’emissione di energia acustica dato dalle sue caratteristiche di progetto, ma soprattutto dalla entità degli effetti nocivi che provoca.

 

1) l’energia acustica trasferibile (traduce approssimativamente l’estensione verso le basse ad un determinato livello sonoro)  prima che si manifestino in maniera sgradevole alcuni effetti insiti nella riproduzione sonora in un ambiente chiuso.

 

2) la miglior posizione del diffusore rispetto alle pareti finalizzata alla minimizzazione di tutta una serie di effetti  che nascono quando una sorgente sonora irradia in un ambiente chiuso.

Ogni ambiente in funzione delle sue caratteristiche acustiche (volume, dimensioni, assorbimento, diffusione) consente un limite superiore nel livello sonoro; ogni diffusore per caratteristiche di progetto (forma dimensioni, disposizione altoparlanti, emissione, tipologia dei trasduttori, ecc.) ammette una certa posizione rispetto alle pareti più o meno critica.

Questi aspetti in passato non sono mai stati affrontati con la necessaria lucidità ed oltre alle già citate regole sulle dimensioni dell’ambiente d’ascolto le uniche considerazioni che venivano fatte al riguardo erano finalizzate all’ottimizzazione dell’inserimento dei diffusori da un punto di vista estetico-funzionale.

 

Regola n°2, ovvero la ripartizione del budget.

I diffusori sono il componente più importante della catena perché è da essi che viene generato  il suono. Quindi la percentuale maggiore del budget va dedicata ad essi.

Apparentemente, soprattutto con una buona dose di superficialità, il ragionamento non fa una piega, tant’è che moltissimi appassionati hanno seguito per anni questa regola continuando a cambiare anno dopo anno un diffusore dopo l’altro, collegandoli sempre all’impianto avuto in regalo per la licenza liceale e non riuscendo a capire perché, pur con sensibili cambiamenti nell’assetto complessivo, non si registrava alcun miglioramento della qualità sonora. In realtà anche oggi, almeno a giudicare dall’abbondanza di diffusori presenti nei vari mercatini dell’usato, viene il sospetto che qualcuno continui ancora a seguirla.

Il fondamento di questa regola trae origine dall’errata convinzione che:

a) ciascun componente sia dotato di una sua intrinseca qualità (vero), qualità che rimane immutata sempre e comunque, prescindendo da quelli che sono i suoi partner;

b) la qualità media complessiva di un impianto goda di una sorta di proprietà “sommativa” e che sia  fortemente determinata dal componente migliore. Come dire, se butto in una pentola una aragosta, tartufo, caviale, funghi porcini e lardo di colonnata viene fuori sicuramente una prelibatezza (magari tra un po’ Vissani ce la propone).

c) essendo il diffusore  l’ultimo e più “determinante” componente della catena  è quello che maggiormente contribuisce alla qualità risultante, nel bene e nel male.

 

Foto 6

FOTO 6 Un problema da non sottovalutare è quello della scelta dei componenti in relazione alla ripartizione del budget.

 

Il tempo e le argomentazioni di alcuni progettisti un po’ controcorrente, britannici soprattutto, hanno dimostrato che le cose andavano in maniera leggermente diversa.

Innanzitutto l’impianto nel suo complesso, dalla sorgente ai diffusori, costituisce un sistema, una sorta di organismo composto da stadi di elaborazione (in senso lato) fortemente interagenti tra loro e finalizzati al trasferimento di segnali di varia natura da uno stadio al successivo, fino alla definitiva trasformazione (nei diffusori) in vibrazioni meccaniche. Anche il meno erudito sui fondamenti della teoria dell’informazione sa che una catena ideale può, al massimo, mantenere integro il contenuto di informazione applicato al suo ingresso (nei casi reali si registra sempre una diminuzione), mai aumentarlo (se così fosse sarebbe sempre una contaminazione dell’informazione di partenza) e quindi non si capisce come un diffusore possa giocare un ruolo così importante (secondo l’enunciato della regola di cui sopra) se anche tutto quello che c’è a monte non è fortemente finalizzato al mantenimento  dell’integrità dell’informazione complessiva.

Ma c’è di più. In tutte le trasformazioni/trasduzioni del segnale che avvengono all’interno di una catena di riproduzione, quella operata dal diffusore è, dal punto di vista della perdita dell’informazione, la meno drammatica per una serie di motivi. Certamente il meccanismo della trasduzione elettro-acustica introduce delle alterazioni (ogni diffusore suona in maniera più o meno diversa da un altro), ma tali alterazioni non compromettono più di tanto una ricostruzione “fedele” del messaggio sonoro da parte del nostro cervello, anche perché a livello dell’ultimo anello della catena, dei diffusori appunto, se non si è persa parte dell’informazione strada facendo, i valori del segnale in gioco (qualche volt) sono tali che una eventuale perdita di informazione avvenuta in precedenza non può danneggiare in maniera drammatica l’integrità il messaggio sonoro.

 

Foto 7

FOTO 7 In passato si credeva che il componente decisivo fossero i diffusori, l’ultimo anello della catena. Le cose non stanno proprio così.

 

Il problema è quasi totalmente a carico degli stadi precedenti ed in particolare in quelli dove l’ampiezza del segnale, ancora non amplificato in maniera adeguata, è talmente piccola che qualunque perdita, seppur minima, di informazione viene trasmessa ed amplificata negli stadi successivi, causando un “degrado sonoro” di maggiore gravità. Insomma, come è noto già da qualche tempo, l’attenzione sulla maggiore qualità possibile (direi quasi in senso assoluto) va spostata molto a monte del diffusore e più precisamente sulle sorgenti alle quali va riservata una quota parte in termini economici assolutamente non inferiore a quella degli altri componenti.

 

 

 

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1 Comments
  • 27 settembre 2013

    Ciao Egidio, piacere ritrovarti e tornare a leggerti, non poteva essere che in un luogo dedicato al vintage, dove spesso risiede la vera qualità e il contenuto. dopo tanti anni di esperienza maturata sul campo ne sono convinto, qui un link dove trovi anche qche mio piccolo contributo… http://hi-fivestars.blogspot.it/

    a presto, Francesco

    Francesco Lucca