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Franco Serblin – Sonus faber

Massimo Piantini on 16 febbraio 2013 - 16:23 in Reviews-Articoli, Loudspeskers

Apertura 2

Autore: Bruno Fazzini

Titolo:  Franco Serblin, Sonus faber

Ma vorrei cominciare questa storia dall’inizio, da quando nel 1980 Serblin, appassionato di ebanistica e liuteria, fonda la Sonus faber (suono fatto a mano). Una delle sue principali convinzioni era relativa al fatto che il carattere qualitativo del suono dipenda dal mobile …….

 

 

 

 

 Franco Serblin Sonus faber

 

Di Bruno Fazzini

logo sophos

 

Estratto da Le Guide di FdS” edito da Fedeltà del Suono

i

 

 

“Carissimo Sig. Serblin, sono seduto di fronte ai diffusori, …
e ascoltando il mio album…. ho sentito il bisogno di afferrare il computer
e di scriverLe
e congratularmi con Lei per la qualità di questi diffusori e il piacere che conferiscono all’ascolto.
Anche la mia voce sembra più bella e calda!
I miei amici e produttori americani sono rimasti affascinati
dalla pulizia e dalla presenza del suono.
Un vero e proprio teatro in casa, dove il cantante è proprio lì
, davanti a te.
Congratulazioni vivissime per un “valore che è per sempre”…”
Andrea Bocelli

Il nuovo modello Ktema

Il nuovo modello Ktéma con la caratteristica struttura sagomata del cabinet.

Mi piace cominciare così, dai complimenti di un cantante italiano conosciuto e affermato, espressi a Franco Serblin, per il risultato raggiunto con la sua ultima creazione: i suoi diffusori Ktéma.  Ma di questo prodotto parlerò più avanti. Serblin ha sempre preferito i diffusori da piedistallo, realizzando modelli che hanno fatto conoscere e amare le Sonus faber in tutto il mondo, segnando un punto di riferimento per questo sistema di riproduzione. Dei diffusori da pavimento ha sempre riscontrato una difficoltà di espressione della gamma bassa rispetto agli altri range di frequenza, anche se ha realizzato prodotti notevoli come le Stradivari. Ma vorrei cominciare questa storia dall’inizio, da quando nel 1980 Serblin, appassionato di ebanistica e liuteria, fonda la Sonus faber (suono fatto a mano). Una delle sue principali convinzioni era relativa al fatto che il carattere qualitativo del suono dipenda dal mobile, dalla sua forma e dai materiali che lo costituiscono, che sono sempre stati doghe di massello e pannelli stratificati interamente lavorati a mano. Secondo il costruttore, le essenze di primissima qualità soggette a lunghi trattamenti di stagionatura, insieme alla scelta dei legni per la costruzione delle camere acustiche, sono in grado di influenzare la timbrica. Gli altoparlanti alloggiati nei pannelli frontali rivestiti in pelle, garantiscono la tenuta pneumatica e lo smorzamento delle vibrazioni. La regola seguita da Serblin è sempre stata sostanzialmente una sola: i diffusori vengono creati uno ad uno in modo artigianale e devono seguire i dettami costruttivi di liuti e violini.

Le Amati

Le Amati

 

Nei diffusori Sonus faber non c’è mai stato controllo elettronico né lavorazione automatica, tutto è passato al vaglio dell’occhio, dell’orecchio e della mano dell’uomo. Una ricerca di perfezione con modelli dedicati alla scuola liutaia di Cremona, rievocati nel nome dei celebri maestri: Guarneri, Amati e Stradivari. Gli altoparlanti utilizzati sono stati componenti famosi e di alta qualità di derivazione danese e norvegese. Quest’uomo, in pochi anni, ha fatto raggiungere alla sua azienda una forza ed una considerazione che hanno valicato i confini nazionali, permettendogli di esportare i suoi prodotti in 45 paesi, soprattutto Giappone, Cina, Russia e Inghilterra. Le casse acustiche Sonus faber sono così diventate oggetti di lusso, belli da vedere e simbolo del Made in Italy. Per questo motivo l’attore Denzel Washington li ha voluti in una scena de “Il collezionista di ossa” e Sharon Stone li ha scelti per la sua residenza di Beverly Hills. Il prodotto di maggior prestigio realizzato dalla Sonus faber è stato lo Stradivari Homage (29.500 euro la versione rosso violino e 31.500 euro quella in graffite).

 

Le Cremona

Le Cremona

 

I primi anni

La prima realizzazione di Serblin non poteva che essere d’ispirazione fortemente italiana, ricordando, nel nome e nelle fattezze un prodotto di Leonardo da Vinci: la chiocciola. Il progetto Snail, infatti, era costituito da due braccia regolabili, rigorosamente in legno, che permettevano vari “tuning” nel posizionamento dei satelliti in funzione delle caratteristiche dell’ambiente d’ascolto. Alla base di queste braccia vi era una singola cassa acustica deputata all’esposizione della sola gamma bassa. Per la prima volta un diffusore veniva pensato e realizzato come se fosse uno strumento musicale. Gli altoparlanti erano JBL, prodotti che erano, per l’epoca, quanto di meglio si potesse trovare sul mercato; il cross-over, collocato esternamente (i migliori progetti di oggi prevedono il cross over esterno al cabinet), era costruito con materiali eccellenti, come pure venivano precorsi i tempi, adottando cablaggi interni di qualità nettamente superiore alla media. Il progetto Snail, così avveniristico per l’epoca, venne presentato, non ufficialmente, nel 1980 al SIM di Milano, e colpì appassionati e addetti ai lavori per la costruzione fuori dall’ordinario (i diffusori a forma di cassettoni squadrati erano, in quel periodo, la normalità) e la cura posta alla realizzazione, che ne facevano un oggetto di un’affascinante artigianalità. Ne furono costruiti solo 10 esemplari.

Diversi furono i modelli da pavimento realizzati da Serblin; le più note casse acustiche sono state le Cremona, le Elipsa, le Amati e le Stradivari Homage. Franco Serblin ha affermato orgogliosamente: “Il più bel riconoscimento ottenuto in questi anni è stata la commozione di chi, ascoltando un brano noto attraverso i nostri diffusori, l’ha sentito per la prima volta in modo tanto epidermico da esternare un’emozione d’intensità incontenibile. E’ successo davvero, e più di una volta. E’ stata una gioia immensa; la conferma del senso di ciò che stavamo realizzando”.

Le Elipsa

Le Elipsa

 

Ktéma: il futuro di Serblin e il completamento di un ciclo in un diffusore da pavimento

Franco Serblin ha lasciato la Sonus faber nel 2006 ma non è rimasto a godersi i notevoli successi ottenuti sia in ambito italiano che internazionale; dopo un piccolo periodo di “riflessione” ha ripreso la sua geniale matita ed ha iniziato un nuovo progetto. Questo è relativo ad un diffusore da pavimento, Ktéma (il cui sottotitolo è Proscenio) che, presentato lo scorso anno, ha già goduto fortissimi consensi. Con calma e senza le pressioni commerciali che un’azienda inevitabilmente prevede, ha ripreso a testare, a scegliere altoparlanti, a lavorare sui cross over e, soprattutto, a disegnare ed “accordare” cabinet. Questo modello da pavimento ha delle caratteristiche che lo rendono unico nel solco di una consolidata tradizione; e non potrebbe essere altrimenti, dal momento che Serblin si considera un “artigiano del suono”. La grande innovazione sta nell’aver posto la gamma bassa ad emettere posteriormente, mentre il bellissimo mobile presenta i due fianchi lavorati con due pronunciate curvature che, aprendosi verso la parte posteriore, accolgono due woofer. A differenza dei diffusori Sonus faber da pavimento da lui realizzati in passato, le Ktéma non presentano curvature convesse dei fianchi, ma concave. E sono quattro vie, quasi un azzardo progettuale per un costruttore che ha spesso considerato i diffusori maggiori di due vie, un sistema mal amalgamato a livello dei rapporti di frequenza. Tali casse acustiche sono la summa delle conoscenze di Serblin accumulate nel corso di circa trent’anni di attività, ma va detto che quest’uomo è riuscito a raggiungere i successi mondiali che tutti conosciamo, grazie alla sua mente libera da “ingessature tecniche” e da preconcetti progettuali. Solo un ingegno che vola alto poteva creare un diffusore controcorrente come le Elipsa, con quell’inusuale ma elegantissimo frontale così largo, in totale antitesi alle logiche di diffrazione del pannello anteriore. (Le Elipsa sono state i diffusori Sonus faber da pavimento che, ascoltati nelle sede di Arcugnago insieme a Serblin diversi anni fa, personalmente più mi hanno commosso) Serblin è stato capace di unire le sue intuizioni con le capacità tecniche di chi ne sapeva più di lui, con l’umiltà di chiedere, coinvolgendo nella realizzazione dei suoi progetti valenti tecnici (un nome per tutti, Lars Goller attuale progettista dei diffusori Gamut). Insomma, un artigiano che, grazie alla sua sensibilità, unita al suo coraggio e rafforzata dalla tecnica dei suoi collaboratori, ha realizzato prodotti unici, come nel caso di queste Ktéma. Se per i greci antichi Panta rei significava qualche cosa che scorre, passa e non resta, con Ktéma eis aei s’intendeva, al contrario, qualche cosa che rimane durevole e stabile nel tempo. Potrebbe essere questa l’ultima fatica, l’ultimo volo innovativo, coraggioso e geniale di un uomo che, per gran parte della sua vita, si è dedicato a realizzare prodotti dalla grande umanità. E la presenza dell’anima si percepisce in ogni diffusore da lui realizzato; diversa ogni volta e in ogni prodotto. Serblin, con queste casse acustiche da pavimento, ha realizzato un’opera che segnerà il tempo e rimarrà come stimolo a futuri progettisti.

Le Stradivari Homage

Le Stradivari Homage

 

La mia passione per la musica e l’interesse per i suoi strumenti,
attraverso il ruolo dei materiali, hanno, fin dall’inizio, guidato la mia ricerca.
La liuteria, con l’esa
zione dell’umile legno, delle corde, delle forme,
ma soprattutto la sublime accordatura del tutto, ha ispirato i miei sistemi acustici
. Riuscire a raccontare, con il linguaggio della Musica, ciò che non può essere narrato neppure con le parole più segrete: questo è il mio compito.”

Franco Serblin

Serblin vicino ad una sua creatura in fase di laccatura.

Vorrei ora lasciare che Ktéma si presenti con le parole scelte dal suo creatore.

Sono Ktéma, un diffusore acustico, nata per raccontare, con il linguaggio della Musica, ciò che non può essere narrato neppure con le parole più segrete.
Sono stata forgiata dall’unione della vecchia e perseverante esperienza con lo spirito leggero, libero ed indagatore.

Un misterioso inanellarsi di vicende, una semplice frase scritta con un pennarello a margine di uno schema elettrico, ha rappresentato l’ìncipit del tutto, un laborioso progetto che pian piano ha preso corpo e spessore. Un invito dunque, alla fine di un ciclo, a realizzare qualcosa che “rimanesse”, che potesse rappresentare un “valore per sempre” in un mondo in perenne divenire.

 

extrema

 

Un’ alternativa a tecnologie e ricerche, per definizione sempre nuove ed avanzate, ma spesso viziate da un continuo e sterile superamento di se stesse. Dopo un iniziale sconcerto, l’entusiasmo pervase il mio “formatore”.

Lo stimolava l’idea di dedicare la sua futura attività progettuale ad una “testimonianza” che potesse persistere nel tempo, quasi una “scialuppa”, galleggiante sulle imprescindibili onde del “panta rei”… Il mio creatore mi voleva diversa, non mi voleva come un’imitazione delle mie pur nobili antenate. Capisco che, per definizione, non vi possa essere “un prodotto” tale da poter resistere all’assalto del nuovo ed all’evoluzione delle tecniche. Dovevo io, quindi, incarnare “un principio reggente”, immutabile nel tempo e contemporaneamente “materializzato” nel prodotto concepito… Avrei potuto essere un grande ed importante oggetto, maestoso e possente, tale da frastornare e stupire, con possibilità acustiche oltre il limite della percezione. Avrei potuto avere illimitate regolazioni, molte voci e differenti personalità. Il bisogno di semplice verità e “misura”, invece, è sempre stato il motivo conduttore, che ha informato e retto il progetto dal quale io sono nata. Da molto tempo, prima che io nascessi, nella mente del mio realizzatore turbinava un pensiero, un’idea: riuscire ad evidenziare, nella scatola sonora che racchiude l’evento musicale riprodotto, ciò che più conta, ciò che maggiormente cattura l’attenzione dell’ascoltatore. E’ così che è sbocciata la convinzione di dover sottolineare il “proscenio”, il luogo centrale dell’evento, convinzione che ha dato un perché alla mia forma.Forse è stato proprio il sentire la necessità di riprodurre l’evento musicale nel modo più immediato, naturale e semplice possibile, che ha stimolato il desiderio di privilegiare il centro ideale del palcoscenico, il fulcro di ogni rappresentazione, quel proscenio che è il luogo ove avviene l’azione scenica, ove l’attenzione si concentra, E’ stata quindi una ben precisa scelta di campo il voler dedicare il massimo dell’attenzione al non disturbare, al non “sporcare” la parte centrale dello spettro acustico, la parte più delicata e sensibile dove l’orecchio percepisce le più insignificanti variazioni, dove la ricchezza e completezza armonica mettono in risalto la realtà timbrica degli strumenti. La “parte di contorno”, giusto supporto della parte solistica, acquisisce quindi una sua valenza precisa: una diffusione posteriore che accompagna e si integra con il “cuore” della musica senza invaderla, senza offuscarla. (Estratto da Corodia.blogspot.com).

 

Le mani di Serblin nella realizzazione del suo ultimo progetto

Le mani di Serblin nella realizzazione del suo ultimo progetto

 

 

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Note: Bruno Fazzini dal 1994 è stato recensore per la rivista Fedeltà del Suono, rivestendo dal 2006 il ruolo di Coordinatore di Redazione. Contestualmente a questo incarico ha gestito la sala prove della stessa rivista, preparando e pre-testando ogni apparecchio sottoposto a recensione.
Negli ultimi dieci anni ha composto impianti Hi Fi importanti a privati e ad aziende in diverse regioni d’italia, sia utilizzando la tecnologia valvolare che quella a stato solido, adottando sia sistemi ad alta efficienza che ad alta definizione, con particolare attenzione alle problematiche relative all’acustica ambientale
Attualmente è il patron di Sophos Hi End, rinomato negozio specialista di Hi.End. Profondo conoscitore dell’Alta Fedeltà, con un approccio umanistico e tecnico al “Mondo Audio”. Ha presentato il primo libro sull’Hi Fi scritto in Italia: Hi Fi forever.

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9 Comments
  • 3 aprile 2013

    Oggi sono stato presente alla cerimonia funebre di questo grande Uomo. Ho sofferto, ma ancor più adesso, sto soffrendo, dopo aver letto con attenzione, quasi meditando ogni singola espressione di questo splendido articolo.
    Non ho la mente sufficientemente libera per poter esternare la marea di sensazioni che mi fluttuano tra cervello e cuore, ma aver sentito e letto il calore, l’ammirazione ed in definitiva l’amore delle persone che hanno saputo apprezzare il suo genio e la sua arte, mi vibra dentro come una delle sue più superbe creazioni.
    Ho vissuto alcuni momenti della mia vita vicino ad un genio, anche altri lo hanno fatto con me, ma solo ora mi si sono aperti gli occhi ed il cuore ed ho capito che in Franco c’era molto di più del semplice tratto umano: la sua caparbietà, la tenacia e la risolutezza sono convissute con una sensibilità superiore, con una tenerezza talvolta struggente, con gesti, attenzioni e sguardi che hanno dato luce e senso alle sue preziose realizzazioni. Mi gratifica pensare a tutti i fortunati possessori delle “Creature” di Franco Serblin perché, nelle loro dimore, hanno il privilegio di conservare una parte dello spirito del loro ideatore e creatore.
    Ciao Franco, eterna dolce musica per te.

    B.
    uno dei tuoi affezionati parenti … che non aveva capito abbastanza quanto tu fossi Grande.

    Bruno Corradin
  • 3 aprile 2013

    Gentilissimo sig. Corradin, La ringrazio per le parole commoventi e sentite. Da queste, traspare un sentimento che proviene dalla sfera privata, che così gentilmente ed apertamente ci ha voluto far conoscere. Non ho avuto il piacere di conoscere Franco Serblin personalmente, ma ho ascoltato molte volte e attentamente le sue “creature”. Dalla loro “voce”, traspare profonda sensibilità e pudica riservatezza, comuni solo persona al di fuori degli schemi abituali. Forse sarà banale, ma Franco Serblin rimarrà fra noi, insieme i grandi che hanno fatto la storia dell’Hi FI.
    Massimo Piantini

    Massimo Piantini
  • 3 aprile 2013

    Ogni volta che ascolteremo le sue “creature” lo sentiremo più vicino, tra di noi.

  • 3 aprile 2013

    Un ottimo articolo sulla figura di un progettista geniale, autore d’ opere d’arte elettroacustiche che hanno materializzato i sogni di ogni audiofilo sullo stile d’interpretazione dell’informazione sonora, facendone una ragione di vita, di cultura musicale, d’impegno sociale…

    Marco
  • 3 aprile 2013

    Non ho avuto,purtroppo, il piacere di conoscere personalmente il sig. Serblin , ma sicuramente ne ho sentito parlare e sopratutto ascoltare i suoi stupendi prodotti, nei quali si rispecchia certamente la passione ,la competenza , il carattere di chi ha saputo trasformare una professione in pura PASSIONE …..a lui va tutta la mia stima di AUDIOFILO….

    Claudio
  • 10 maggio 2013

    Ho avuto modo di conoscere Franco in un ormai lontano Top Audio, mi colpii la sua gentilezza e la sua grande passione per la musica. Ho posseduto molte sue realizzazioni, ma ricordo maggiormente tra esse Minima, Electa Amator 1, Minima Amator ed in tutte traspare la sua impronta sonora e la loro stupenda livrea. E’ venuto a mancare un grande protagonista, uno dei pochi che fosse in grado di costruire diffusori con ” un’anima”
    Ci mancherai. Giorgio

    Giorgio
  • 10 maggio 2013

    Le sue parole esprimono lo stato d’amino di moltissimi appassionati che hanno avuto modo di ascoltare le sue realizzazioni. Effettivamente una grande perdita.
    Max

    Massimo Piantini
  • 22 maggio 2013

    Ho appreso solo oggi della scomparsa di GianFranco Serblin leggendo Fedeltà del Suono e sono rimasto sconcertato da
    questa notizia, sono addolorato per la scomparsa di un genio dell’alta fedeltà nonché di un Italiano che ha saputo onorare
    il proprio paese con le sue idee ed il suo lavoro. Ho un solo cruccio non averlo conosciuto personalmente per rappresentargli
    la mia stima. Mi unisco al dolore dei famigliari per questa grande perdita.
    Un audiofilo appassionato.

    Colombo Giuseppe
  • 23 maggio 2013

    Comprendo bene quello che prova. Anche senza una conoscenza personale, le sue realizzazioni ci parlano di una persona capace e appassionata. Consoliamoci con il suono che le sue realizzazioni ci regaleranno per sempre. Tutta la redazione della Vintage Review si unisce a Lei per un ricordo di questa grande figura di Italiano.
    Massimo Piantini e Bruno Fazzini

    Massimo Piantini